| The Forgotten Past (Before the New Life) * Dio vuole la mia morte “Vado ad aprire” dissi a mia sorella alzandomi dalla sedia,felice di avere finalmente una scusa per smettere di cucire per un attimo. Mi pentii subito. “Mamma! L’ha fatto di nuovo!” urlò come avevo temuto. “Cosa, cara?” chiese mia madre,scendendo dal piano di sopra,richiamata dagli urli di Josephine. Immaginava già di cosa si potesse trattare e notai il suo sguardo indagatore rivolto verso di me. Sguardo che mutò,riempiendosi di preoccupazione,quando dall’altra stanza giunse il rumore di alcuni colpi alla porta. Andò ad aprire,riservandomi un’altra occhiata. Non riuscii ad interpretarla,sembrava implorante. Io e Josephine la seguimmo. Sulla porta della sartoria dove lavoravamo tutte e tre apparve il signor Kant,il padrone della bottega. Io avevo sette anni,mia sorella ne aveva compiuti da poco dieci,ma ci eravamo dovute adattare al lavoro da quando era morto nostro padre,che con il suo mestiere di fabbro aveva sempre provveduto al nostro sostentamento. “A che punto è il vestito da ricevimento richiesto dalla giovane Gunter?” chiese sgarbato. “Signore,sta procedendo benissimo” rispose con un inchino mia madre,con il solito tono reverente che riservava solo a Kant. “Alice sta finendo di cucire le maniche,mentre Josephine si sta occupando della scollatura. Le sue manine sono perfette per un lavoro raffinato come quello!” proseguì indicandoci,soddisfatta. L’uomo annuì,compiaciuto,poi il suo sguardo si spostò su di me. Si avvicinò a mia madre e abbassò il tono della voce. Non abbastanza perché io e mia sorella non riuscissimo a capire,comunque. “In paese stanno continuando a girare le strane voci su vostra figlia,signora Brandon. Le sue coetanee dicono che riesce a… Sapere ” posò molta enfasi su questa parola,poi continuò “le cose prima che accadano. E’ stata lei a consigliare alla figlia del Pastore di non andare a suonare le campane,due giorni fa. Guarda caso,proprio quando uno dei perni ha ceduto e ha sfondato il pavimento della torre della chiesa. Sono troppi anni,ormai,che si stanno sentendo notizie di questo genere riguardo alla vostra Alice per continuare a pensare che siano solo maldicenze. In più ora ne è al corrente anche il Pastore,sua figlia gli ha raccontato tutto. Non posso più continuare ad ignorarle. Ne ho parlato con lui e…” “Cosa?!” lo interruppe mia madre,allarmata “Lei non può…”. Gli si incrinò la voce e cominciò a piangere. “Non vi preoccupate” mormorò il signor Kant poggiandole una mano sulla spalla e abbassando ancora di più la voce “non lo dirà a nessuno. So che di solito le esecuzioni di questo tipo sono pubbliche,ma sono riuscito ad ottenere un rito privato. Sapete,è meglio anche per me e per i miei affari che non si sappia in giro. Le assicuro che nessuno a parte noi avrà modo di assistere”. A questo punto,mia madre urlò e si accasciò a terra,straziata. “Su,su,non può essere che un bene per tutti noi. Sarei costretto a licenziare lei e le sue figlie,in caso contrario. Non era mia intenzione,ma giunti a questo punto…” offrì una mano a mia madre,voleva aiutarla ad alzarsi,ma lei la rifiutò,continuando a piangere,sempre più forte. “Fatevi forza. In fondo le resta sempre sua figlia Josephine. Mi creda,per voi e la piccola sarà tutto molto più facile. Tutte le vostre preoccupazioni bruceranno nel rogo, assieme a quella strega ”. Aveva pronunciato queste ultime parole guardandomi con disprezzo,non preoccupandosi più del tono della voce. Dopodiché afferrò la maniglia,disse “Passerò domani sera a prendervi. Siamo d’accordo con il Pastore a sbrigarci entro l’alba” e se ne andò,chiudendo la porta dietro di sé. Solo quando mia madre riaffiorò dallo scialle,dove aveva affondato il viso,in preda alle lacrime,per guardarmi,realizzai ciò che era accaduto. Mi credevano una strega . “Lo sapevo!” cantilenò trionfante mia sorella,rompendo il silenzio “si era alzata per andare ad aprire ancora prima che il signor Kant bussasse!”. Mia madre la ignorò e si alzò lentamente. Quando mi guardò ancora,potevo leggere la determinazione,nel suo volto. “Andiamo dal Pastore” annunciò “ci sarà pure un modo per evitare che ti uccidano”. E,prendendomi la mano,mi strattonò fuori dalla sartoria,minacciando Josephine di restare là e non muoversi con talmente tanta foga che nemmeno lei potette fare altrimenti,pur non risparmiando lamentele per lei e insulti - “Strega!”,“Vattene,mostro!” - per me. Mi lasciai trascinare da mia madre per l’intero tragitto,senza badare a dove mettevo i piedi e inciampando a ogni imperfezione del sentiero. Non cadere era l’ultima delle mie preoccupazioni. Mi sentivo malissimo. Ero stata sempre educata ai valori della cristianità,Dio aveva sempre costituito una parte importantissima della mia vita,così come il Pastore. Mi avevano sempre insegnato a rispettarlo,ad adorarlo,quasi,come una sorta di Sua proiezione sulla terra,mi avevano abituata a considerare i suoi gesti quelli di Dio,le sue parole quelle di Dio. E ora che lui riteneva giusto che io bruciassi,non potevo che interpretarlo come il Suo volere. A sette anni,ero convinta che Dio volesse la mia morte.  |