Allora, spieghiamoci fin da subito, così non rischiamo "malintesi"

Questa storia ha, principalmente, come protagonisti Bill e Tom Kaulitz.
Ma non sono Bill e Tom Kaulitz, riuscite a intendere? xD
E', difatti, una
AU: Alternative Universe - la storia è ambientata in un mondo (reale) dove i Tokio Hotel -tantomeno i Devilish- esistono.
Altro punto molto importante, anzi direi fondamentale: è una
Twincest.
Credo che tutte sappiate cosa significa, ne sono certa, ma nel caso qualcuno non lo sapesse bene, puntualizzo: nel corso della storia, i gemelli avranno "rapporti" al di là del solo amore fraterno, più "intimi".
Non accetto considerazioni del tipo "è un porno". Assolutamente no, per l'amor del Cielo.
Per l'appunto, non ci saranno passaggi troppo "hot", per capirci bene. Né ora né mai.
Però il Twincest c'è e se questo non vi piace o non vin va giù, non leggete ^^
Gradirei non ricevere commenti del tipo "bella la storia e come scrivi, ma il twincest non esiste, è stupido, è perverso e bla bla bla..." perchè, a quel punto, diventerei alquanto isterica ^^''
Ribadisco: non piace, non si legge.
Per il resto:
PG13: la tematica si fa leggermente più seria, casca qualche parolaccia, i baci e le effusioni diventano più audaci.
Angst: storia dove è presente la sofferenza emotiva.
Lime: storia che contiene una scena di sesso non descritta nei minimi dettagli.
OOC: uno o più personaggi sono caratterialmente diversi da come li conosciamo.
- Ho preferito mettere in chiaro ogni punto, non voglio "deludere" nessuno

Ringrazio
§-Tifa Lockheart-§ per il betaggio,
ZilviTH per le consulense serali xD
e
Ladyblack! per il banner (che è in fase di "ristrutturazione").
Ti farò conoscere la Lue.
Prologo.Spesso le persone mi definivano “diverso”.
Non so se si rendevano conto dell’alto livello di acidità che contagiava la loro voce quando si rivolgevano a me con quell’aggettivo.
Io, a contrario loro, mi sono sempre ritenuto…
speciale.
Ero sicuramente un bambino dotato di grande intelligenza e creatività infinità. Avevo ottime qualità. Solo che, come ogni essere umano, avevo anche le mie pecche… non ho mai capito perché tutti ne facessero un dramma. Perché i miei difetti erano inaccettabili a differenza di quelli di tutta l’umanità?
Ora però parliamo della mia innata creatività, vorrei fare qualche esempio. Non per vanteria, sono solo fiero di questo mio pregio, mi è sempre stato utile.
Ricordo, tipo, di quando prendevo le bambole di mia sorella e le torturavo. Per quanto una bambola sia torturabile, logico!
Naturalmente avevo delle buone motivazioni, non ho mai fatto niente senza prima pensarci bene; ecco uno dei miei vizi: troppo riflessivo!
Comunque, più che altro per me la tortura delle bambole era un semplice gioco.
La mia famiglia non era mai stata in una situazione economica troppo benestante, quindi i giocattoli scarseggiavano ed io e mia sorella, Nadine, dovevamo arrangiarci con quel che avevamo. E dividere tutto. Il problema era che possedevamo solo giochi da femmina: bambole, passeggini, peluche... ed essendo io un maschio ero costretto ad inventarmi qualcosa!
Così iniziai ad immaginarmi in versione militare e vedevo i pupazzi di Nadine come nemici di guerra.
In questo modo iniziò il supplizio.
Inizialmente non era null’altro che un passatempo, fu poi in seguito che alcune buone motivazioni mi spinsero a continuare quel gioco sadico.
La prima: apprezzavo la strana sensazione di pace che mi invadeva alla vista di quei corpi di plastica martoriati. Cominciai a rendermi conto che in quei bambolotti rivedevo le persone che ogni giorno mi trattavano male; era come se, in verità, stessi torturando loro. Straziare quei giocattoli diventò uno sfogo; mi resi conto che una grande rabbia risiedeva sempre in me, da chissà da quanto tempo. Purtroppo, però, non era sempre uno “sport” rincuorante.
A volte peggiorava il mio stato d’animo, portandomi ad isolarmi senza neanche esserne totalmente conscio, mi chiudevo nella mia stanza anche per giorni.
Spesso e volentieri mi sentivo male a “lavoro concluso”, quando osservavo i corpi straziati di quelle Barbies che giacevano sparsi per il salotto, le forbici conficcate nei loro toraci di gomma e i capelli rovinati o tagliati. Non sapevo perché: durante la tortura mi sentivo bene, godevo della mia vendetta, ma quando l’adrenalina spariva uno strano vuoto arrivava al suo posto, a volte con una furia più forte di quella precedente.
Con tanta fatica sviluppai una teoria: era colpa dei loro volti. Già perché per quanto io potessi tormentarle, tagliarle, sporcarle, sbatterle al muro, schiacciarle, loro sorridevano
sempre.
Ero un bambino di sette anni e, per quanto potesse essere sciocco, speravo di vederle piangere.
E fu proprio questa loro attinenza a sorridere in ogni momento che mi portò alla motivazione numero due.
Io ero geloso. Sarà incredibile da credere, ma già a quell’età avevo quasi dimenticato come si rideva. Così quando vedevo quelle espressioni allegre mi chiedevo COME -nonostante tutto il dolore che gli avevo procurato- loro riuscissero ad essere felici.
Avevano avuto una vita così perfetta da essere immuni alla sofferenza, anche durante la morte?
Non lo sapevo. Non lo capivo. Ma ero geloso.
Perché loro riuscivano ad essere serene, anche se le persone -in quel caso solo io- le facevano star male e io non ne ero capace?
Un po’ l’ho sempre negato, ma io avrei sempre
voluto eliminare dalla mia vita quella furia opprimente per essere “normale”.
Ma i miei sforzi da soli non bastavano e purtroppo nessuno mi aiutava.
I miei genitori, Moritz e Hella, non miglioravano certo la situazione. Non avevano mai avuto una gran passione per me, il loro figlio adottivo -sì, nella triste storia della mia vita c’è pure la famiglia adottiva. Ho sempre e solo saputo che ero entrato a far parte del loro nucleo familiare a tre anni, cosa fossi prima o da dove venissi non lo sapevano neanche loro-, e non mi hanno mai chiesto PERCHE’ io mi sfogassi in quel modo aggressivo, COSA smuovesse quella forte rabbia in me.
Si limitavano a consolare Nadine -figlia naturale al contrario mio- che rimaneva sconvolta alla perdita di ogni bambola, e a punire me. Ed allora, piangevo. Versavo lacrime amare, urlavo, saltavo, colpivo qualunque cosa mi capitasse sotto tiro.
Ma nessuno mi aiutava. Nei miei comportamenti vedevano solamente i capricci di un bambino diverso. Ecco che tornava quello stupido appellativo.
Così, con il tempo, imparai a trasformare la mia angoscia, la mia tristezza, in
rabbia.
Una rabbia superiore a quella che mi avvolgeva già da prima...
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Danke a chi legge e/o commenta
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Abuso del mio potere per dirti quanto bene ti voglio. u_ù
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Siamo fatti di ricordi, di speranze e d'illusioni.
Siamo figli di un destino che ci sfugge dalle mani.-
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